Sybaris The Great – racconto originale

La Grotta e l’ambiguo «Narratore»

Capitolo 1
L’inizio del filmato è affidato ad una voce fuori campo che narra le vicissitudini dell’antichissima Polis (città-Stato) SYBARIS, (colonia dell’età arcaica greca, esistita tra l’VIII e il VI secolo a.C.), che fonde scritture di eventi storici realmente accaduti e documentati, con racconti di fantasia e leggende ad opera di antichi narratori e autori vari. Già da qui, si intravede (e successivamente in altri punti del VideoFilm), un personaggio anziano il cui scuro viso è coinvolto da insistenti rughe e da una folta barba bianco/grigia. Questo personaggio in veste di “scrittore/narratore” e dall’aspetto d’altri tempi, a metà tra un eremita ed un religioso di oscure origini, è corredato da una innata saggezza e da una smisurata dote della conoscenza e del sapere; costui, da una grotta anonima e sperduta in chissà quale angolo del mondo, (anche se piace pensare che si trovi in una grotta che affaccia sul letto del fiume Krathis), scrive sul suo libro antico, tutta la storia di questa sventurata ma gloriosa città, Sybaris appunto, iniziando il suo racconto da un lontano principio nell’infinito del creato e continuandolo, pertanto, fino ai nostri giorni. È volutamente lasciata alla libera interpretazione dello “spettatore” il ruolo concreto della figura dell’eremita-scrittore (soggetto ambiguo) e cioè, se costui è al di sopra di tutti gli eventi e di tutti i personaggi e le divinità del racconto, quindi come se lui medesimo, stesse scrivendo la storia che si avvererà successivamente, come una sorta di grande profezia; come se proprio lui fosse il creatore ed il disegnatore della storica città), o se invece, è uno scrittore postumo che narra tutta la storia dalla nascita, alla gloria e alla distruzione definitiva della opulenta civiltà Sibarita e di tutti gli eventi ad essa connessi:
La Grotta e l’ambiguo Narratore

L’oggetto dall’infinito

Capitolo 2
In un punto remoto dell’infinito, un oggetto raffigurante un toro con la testa rivolta indietro, fluttua, girando su se stesso mentre è attraversato da una luce intensa e da migliaia di particelle di energia, segno che l’oggetto è un “qualcosa” di fortemente Divino; (Quell’oggetto tondeggiante di forma discoidale piatto, (quasi a ricordare un grande medaglione), ispirerà successivamente i coniatori Sibariti, incidendo fortemente alla realizzazione della famosa moneta di Sybaris)
L’oggetto dall’infinito

La Dèa Era, gli Dèi e il messaggero

Capitolo 3
La Dèa Era, moglie di Zeus, si spinge fino in quel punto dell’immenso; preleva quel misterioso “oggetto fluttuante” e insieme agli altri Dèi, della mitologia Greca, dal tempio delle Divinità, lo consegna ad un misterioso messaggero, convocato dalle suddette Divinità per svolgere un’importante missione che ben presto, cambierà le sorti degli Achei: antico popolo greco che viveva in una parte della regione del Peloponneso (regione storica-geografica della Grecia meridionale, che forma una penisola tra il Mar Ionio e il Mare Egeo.)
La Dèa Era, gli Dèi e il messaggero

Il Prediletto

Capitolo 4
Nel 749 circa a.C., tra i boschi e le valli delle alture dell’antica Acaia (Regione situata nella zona settentrionale del Peloponneso, in Grecia), un ragazzino apparentemente agitato ed impaurito, corre a perdifiato. La sua irrequieta e frenetica corsa è dovuta dal fatto che, percepisce astrattamente una presenza; come se fosse inseguito ed osservato da qualcuno o da qualcosa di misterioso e soprannaturale, che i suoi occhi non riescono a vedere, seppur che, la sua anima gli detta comunque, la percezione di qualche entità. Sempre più inquieto, e fuggiasco tra i boschi, ogni tanto si ferma, si gira, si guarda intorno come a cercar di scorgere quel ”qualcosa”, e di sfuggirgli disperatamente, ma nulla; non riesce a vederlo eppure avverte sempre più forte e sempre più reale, il sentore di qualche “presenza”. Ad un certo punto però, ecco finalmente l’apparizione ed il contatto che tanto turbava il bambino. Giunto in cima ad una collina, con il fiato strozzato dal tanto correre, vicino ad un rudere antico abbandonato e disastrato, ecco il messaggero misterioso degli Dèi (che nel videoFilm ha quasi le sembianze di un Padre Pio) manifestarsi davanti agli occhi del bambino. Posti l’uno difronte l’altro, in una quiete totale ivi, immersi tra le voci ed i rumori di fondo dell’ambiente circostante delle valli e dei boschi, con unico movimento il battere involontario delle palpebre, i due si osservano intensamente per alcuni secondi. Il bambino, incredulo e meravigliato, osservando lo sguardo del messaggero, viene attraversato momento su momento da un senso di serenità dovuto forse “all’aspetto” rassicurante di questa figura bonaria, finora a lui sconosciuta. Sempre più avvolto da una forte percezione di armonia e rassicurazione, quasi familiare, il fanciullo attende il pronunciarsi o un segno dall’uomo di fronte a se. Ad un certo punto, quindi, il messaggero onora la missione per cui fu coinvolto dalla Dèa Era e dagli altri Dèi del tempio, ossia, consegnare quel misterioso, divino e sublime oggetto, proprio a quel fanciullo di appena 8 anni, dall’aspetto esile e lo sguardo tenero. Dalle mani dei due avviene il lento passaggio dell’oggetto, e la sensazione che si vive in quegli attimi è come se tutto intorno a loro si fosse d’improvviso fermato.
Il Prediletto
N.d.R. Quel bambino, chissà per quale soprannaturale ragione, evidentemente, è il prescelto dalle Divinità, ed è destinato a compiere un disegno profetico ancora a lui sconosciuto, dove sarà parte primaria di chissà quale misterioso destino accompagnato da un “particolare oggetto”. (Il “Cimelio ultraterreno” raffigurante un toro con la testa rivolta all’indietro, già citato precedentemente, è un chiaro simbolo di forza e prosperità nonché di energia e vigore. Simboleggia inoltre la personificazione del fiume Krathis e la forza impetuosa delle sue acque. Lo stesso accompagnerà dall’inizio alla fine, tutti gli eventi che si susseguono dal principio del racconto fino ai giorni nostri.) Nell’istante in cui il bambino osserva tra meraviglia e stupore, il misterioso oggetto avuto dal messaggero, e totalmente confuso da non capire ancora il perché proprio a lui, di quell’apparizione e di quello strano “cimelio” (consegnatogli così inaspettatamente mentre era, tra l’altro, da solo a giocare tra i boschi in una giornata solita, come tutte le altre), ecco che, proprio nel mentre che si mette al collo quell’oggetto, (dotato tra l’altro di una collana d’argento), davanti ai suoi occhi, la figura rassicurante e bonaria inviata dagli Dèi in veste di messaggero, è tutt’ad un tratto sparita come per magia. Sbalordito e impressionato di quanto successo, il ragazzino si guarda intorno quasi a cercarlo o quasi a volerne ancora un’ultima volta percepire la presenza ma, niente! L’uomo venuto dal nulla è svanito all’improvviso, ma, prima di lasciare definitivamente quel luogo, appare aldilà della collina, quasi a voler dare un ultimo saluto o un augurio per tutto quello che da lì in poi accadrà nella vita di quel bambino prescelto e nelle sorti della gente di quei luoghi. Da quel momento in poi, mai più ci sarà una separazione tra “l’oggetto divino” e quel bambino.., quel bambino agile, “dall’argento vivo in corpo”, che passerà alla storia con il nome di IS, di umili origini, nato nella città di Helìce in Grecia, nonché, figlio prediletto del popolo degli Achei.
Il Prediletto

Is e il viaggio a Delfi (Oracolo del Dio Apollo)

Capitolo 5
IS, divenuto adulto viene scelto dal suo popolo come loro condottiero ed ecista (capo spedizione) per le sue doti militari e per quelle politiche. Gli Achei, che a quel tempo, (725/720 circa A.C) non navigando in buone acque, bensì in forte disagio economico e sociale, divengono sempre più desiderosi ed anche bisognosi di conquistare e colonizzare nuove terre che avrebbe portato loro più ricchezza e maggior benessere. Ed è così che Is, prima di intraprendere un qualsiasi viaggio con il suo popolo verso nuove conquiste e nuove terre (dove inevitabilmente avrebbe dovuto affrontare sanguinose e forse lunghe battaglie), come consuetudine quasi obbligata dell’epoca, si reca con alcuni uomini fidati a Delfi e dopo un lungo viaggio a cavallo giunge finalmente al cospetto dell’Oracolo del Dio Apollo, per interrogarlo sul futuro del suo popolo, sulle conquiste di nuove terre, sulla rotta da intraprendere, sull’esito di eventuali battaglie e principalmente per avere il benestare, da questi, a compiere la svolta fortemente cercata e desiderata dalla sua gente sempre più in difficoltà. Il condottiero degli Achei, pertanto, giunto nel luogo sacro di Delfi, (il più prestigioso dell’antica Grecia), munito dell’inseparabile “oggetto ultraterreno” ricevuto da bambino per volere divino, si inginocchia d’innanzi alla ”Sacerdotessa/Oracolo” di Apollo ed attende paziente e in speranzoso silenzio, il pronunciarsi di questa penetrante figura spirituale.
Is e il viaggio a Delfi

Il Grande Tempio e le Profezie dell’Oracolo

Capitolo 6
L’Oracolo di Delfi, impersonato da una figura femminile, per l’appunto una sorta di “Sacerdotessa”, si trova in piedi al centro del Grande Tempio con, ai suoi lati, due bambini gemelli. Il tempio è presenziato anche da due guardiani, vestiti da una tenuta di tessuto dorato e armati ciascuno da due lunghe lance, anch’esse dorate. Vi sono inoltre, a sottolineare la sacralità del luogo, delle “figure spirituali femminili” poste tra una colonna e l’altra del tempio quasi a contornare la facciata delle due ali di questa grande struttura, dimora dell’Oracolo. Alcune ancelle con i vassoi contenenti cibarie, frutta di tutti i tipi, sono poste ai piedi delle scalinate, pronte ad offrire prelibatezze ai presenti e ai visitatori illustri del Grande Tempio. Tre e solo tre sono le visioni profetiche rivelate dall’Oracolo all’ecista. La prima visione denota la via verso nuove terre attraverso il Mare Jonio con la benedizione e la spinta del Dio del mare, Poseidone. In questa prima visione, la “Sacerdotessa” scorge le imbarcazioni degli Achei partire dalla Grecia e attraversare, appunto, il mare Jonio, ravvisando il popolo capeggiato da Is, ricco di speranza, giungere fino alle coste dell’Italia Meridionale, l’attuale Calabria, (allora abitata da diversi popoli ed etnie tra i quali gli Italici, gli Enotri e da diverse tribù), nei pressi della foce del fiume Krathis. Presa coscienza della chiara visione, l’Oracolo, materializza tra le braccia del piccolo gemello posto alla sua destra, un cuscino con sopra una miniatura di nave greca, a simboleggiare, appunto, la via del mare come rotta da intraprendere verso le nuove terre di conquista. Il piccolo gemello, a questo punto, ricevuto un segnale dalla Sacerdotessa, si mobilita, scende dalla piccola scalinata che lo separa dallo straniero inginocchiato, rappresentante degli Achei, e gli pone accanto il cuscino con sopra la piccola imbarcazione. Appena qualche istante dopo e, quasi come se fosse caduta in trance, come per la visione precedente, la Sacerdotessa di Apollo inizia ad avere una seconda visione sul futuro di Is e del suo speranzoso popolo… (popolo che ben presto diventerà la prima stirpe Sibarita). Ella, lo catapulta in una allucinazione visionaria inerente il futuro degli eventi su Sybaris e la sua gente e, le fatidiche devastanti ultime giornate della Polis a 200 anni circa di distanza da quel primo sbarco speranzoso di nuove conquiste e di tante ricchezze desiderate; tempi in cui, da svariati decenni, il condottiero non è più in vita. In questa visione dunque la Sacerdotessa mostra a Is, rendendolo testimone degli eventi futuri, quello che lei stessa vede: il sangue versato e la fine definitiva di Sybaris. Il condottiero e la Sacerdotessa, dunque, posseduti da una visione profetica, vivono e vedono inermi, da quel luogo spirituale ai piedi del Grande Tempio, gli orrori della distruzione della città e dei suoi abitanti ad opera dei Crotoniati, (storicamente avvenuta appunto, a circa due secoli dalla fondazione della Polis, nel 510 a.C. circa). Questi, guidati dalla mente dell’illustre Filosofo e Matematico Pitagora (noto ai più per il famoso teorema: a quel tempo celebre cittadino aristocratico Crotoniate giunto in città esule dall’isola di Samo), dal pluriolimpionico eroe di Kroton, l’erculeo Milone e dal favore degli Dèi,
Il Grande Tempio e le Profezie dell’Oracolo
Il Grande Tempio e le Profezie dell’Oracolo
(riluttanti e “dissidiosi” verso i Sibariti a causa delle loro continue ed insistenti nefandezze e sacrilegi attuati e, per le atrocità ed il terrore instaurati tra le anime ad opera del tiranno salito di recente al comando della città, Telys): sconfissero sulle rive del fiume Trionto, un esercito tre volte superiore per numero di soldati, (300.000 Sibariti, colti di sorpresa, contro i 100.000 Crotoniati). Leggenda narra che in quella battaglia circa 5000 cavalli dei Sibariti, udendo nell’aria, inaspettatamente, una segreta musica a loro familiare (venuta a conoscenza ai Crotoniati da traditori Sibariti e usata contro di questi) si misero a danzare come erano abituati a fare, creando disordine, caos e confusione tra l’esercito sibarita che trovatosi nel mezzo di un’impazzita cavalleria, subisce la definitiva e sanguinosa sconfitta. La visione di quegli eventi che coinvolge i due personaggi, intanto, prosegue con l’avanzare della devastazione ad opera dei Crotoniati che, decimato l’esercito rivale, giunge a ridosso delle mura di Sybaris, e dopo 70 giorni di assedio rade al suolo la gloriosa e potente città. In ultimo, i Crotoniati deviano il corso del fiume Krathis annegando le macerie e le genti sotto acqua, fango e sangue. Sybaris, così, viene cancellata per sempre. Nel centro del Grande Tempio di Delfi tra il condottiero e la Sacerdotessa, in una esplosione di fuochi e fumo, tutto ad un tratto, quasi a rafforzare la terza tragica profezia, appare d’improvviso una tenebrosa figura, vestita da un ampio mantello nero che le copre il volto per via di un cappuccio adagiato comodamente sul capo. L’inquietante figura si materializza misteriosamente dal nulla con un cuscino nero che sorregge tra le mani, dove vi è adagiato sopra un teschio nero ed un pugnale insanguinato a simboleggiare la morte e il sangue che verrà versato nella definitiva devastazione della città. Is a quel punto, pienamente al corrente degli eventi profetizzati dall’Oracolo, si alza, ordina ai suoi uomini la ripartenza, e si accinge a far ritorno verso casa lasciandosi alle spalle quel luogo spirituale, con la paura, ma allo stesso tempo con la determinazione di affrontare consapevolmente un destino a cui gli è concesso forse una remota speranza di cambiare l’ultima devastante profetica rivelazione.
Il Grande Tempio e le Profezie dell’Oracolo
Il Grande Tempio e le Profezie dell’Oracolo

Sybaris – La canzone

Capitolo 7
A questo punto inizia la parte musicale vera e propria. Sulla scena della ripartenza dei cavalli verso Helìce, si interseca l’intro di batteria e subito dopo le chitarre distorte quasi a rievocare un duello. La canzone, dal duro e tagliente sound rock, si intitola semplicemente Sybaris ed il testo è ovviamente in sintonia con gli eventi storici e leggendari della più volte citata città. Durante la parte “canzonata” del videoFilm, vi è un susseguirsi di scene che rievocano gli eventi con passaggi e scritte che rafforzano la storia della Polis, arricchendone ulteriormente il contenuto. La location della canzone è quella con il Grande Tempio che padroneggia alle spalle dell’interprete; struttura questa, caratterizzata da due grandi ali di colonnato poste a semicerchio distinte e relazionate tra loro tramite una costruzione principale centrale che affaccia su di un ampio parco verde dotato di fontana.
Sybaris – La canzone

Il Ritrovamento

Capitolo 8
Finita la canzone, il video si chiude lentamente in dissolvenza mentre, in sottofondo, si comincia a udire il lontano rombo delle eliche di un elicottero. Man mano che l’immagine torna gradualmente a schiarirsi, appare proprio un elicottero che sorvola — ai giorni nostri — i cieli dell’attuale Sibari (CS), in Calabria. Il velivolo passa sopra gli scavi archeologici dell’antica polis della Magna Grecia, proprio sopra quei luoghi dove un tempo si ergeva e prosperava la leggendaria città di Sybaris. È una mattina invernale, semi soleggiata ma mite. Nel parco archeologico è presente una scolaresca di una scuola elementare di Sibari, accompagnata dalle maestre, in visita didattica tra le rovine dell’antica città. Durante la spiegazione di una delle insegnanti, un bambino nota improvvisamente un luccichio provenire da un punto del parco, a poca distanza dal gruppo. Incuriosito, richiama l’attenzione del suo migliore amico e, senza farsi notare dalle maestre, i due si allontanano furtivamente dal resto della classe. La loro fuga però non passa inosservata: una bambina particolarmente sveglia della classe si accorge del loro movimento sospetto, si stacca dal gruppo e raggiunge rapidamente i due compagni. I tre bambini corrono verso quel punto luminoso, che a tratti emette bagliori intensi, quasi accecanti, come improvvisi flash o lame di luce. Giunti sul posto, tra i resti antichi e la terra degli scavi, notano uno strano oggetto semi interrato. Iniziano a scavare con le mani e, poco alla volta, lo portano alla luce. Quando l’oggetto emerge completamente, diventa finalmente chiaro cosa sia: il misterioso oggetto ultraterreno. Un medaglione raffigurante un toro con la testa retrospiciente — lo stesso che, secondo il racconto, gli dèi donarono a Is quando era ancora un bambino nelle valli del Peloponneso, e che lo accompagnò per tutta la vita, favorendolo nelle battaglie e nella fondazione della grande Sybaris.
Il Ritrovamento

Il Cerchio si chiude

Capitolo 9
Durante i momenti del ritrovamento, appaiono senza esser visti da alcuno, la Dèa Era e le altre divinità che osservano in silenzio e senza intervenire, l’evento. Ritrovato e rispolverato quell’antico oggetto appartenuto ad Is, viene prostrato verso il cielo e poi adagiato su di una rovina del luogo. La dea Era se ne riappropria e lo rimetterà definitivamente nello stesso posto in un punto infinito del creato, lo stesso punto dove 2700 anni prima lo aveva preso per farlo destinare ad un uomo che avrebbe condotto il suo popolo alla gloria.
Il Cerchio si chiude
Sybaris The Great
Chiusura

Sybaris The Great

Scritto, ideato e diretto da Maurizio Vincenzi