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SYBARIS THE GREAT
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PARADISO IN BLUES
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LA VECCHIA CHITARRA RITROVATA
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Cine-Paradiso in Blues
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Cine-La Vecchia Chitarra Ritrovata
Cine-La Vecchia Chitarra Ritrovata
Cine-La Vecchia Chitarra Ritrovata
Cine-La Vecchia Chitarra Ritrovata
Cine-La Vecchia Chitarra Ritrovata
Cine-La Vecchia Chitarra Ritrovata
Cine-La Vecchia Chitarra Ritrovata
Cine-La Vecchia Chitarra Ritrovata
Cine-La Vecchia Chitarra Ritrovata
Cine-La Vecchia Chitarra Ritrovata
Simpatica Canaglia “Style”
La Vecchia Chitarra Ritrovata nasce come un piccolo omaggio alla Sibaritide calabrese: ai suoi borghi antichi, alle loro storie e a quelle atmosfere d’altri tempi che sembrano ancora respirare tra quei muri vissuti. In questa tenera immagine ci troviamo al belvedere di Plataci, da cui si apre il fantastico panorama della Sibaritide, con i suoi orizzonti ampi tra pianure, colline e borghi custoditi nel paesaggio. Dentro questo mondo si muove Leonardo, piccolo protagonista dall’aria vivace, curiosa e un po’ monella, capace di richiamare lo spirito naturale delle vecchie “Simpatiche Canaglie” — serial statunitense proiettato nei cinema dal 1922, incentrato sulle avventure di un gruppo di bambini poveri, birichini ma pieni di vita e speranza.
Nota: Cortometraggio realizzato come primo studio sperimentale di montaggio e linguaggio cinematografico.
Cine-La Vecchia Chitarra Ritrovata
Memorie Visibili di Luoghi Andati
Nel centro storico di San Lorenzo Bellizzi, un vecchio bar dismesso da decenni conserva ancora la sua insegna, rimasta appesa quasi a voler raccontare, meglio di tante parole, la nostalgica testimonianza di un tempo vissuto: voci, incontri quotidiani e pezzi di vita ormai sbiaditi e custoditi soltanto nella memoria di “pochi ultimi”.
Cine-La Vecchia Chitarra Ritrovata
Ritrovamenti Dormienti
Una scena ripresa nel momento di incredulità del protagonista, all’interno di una vecchia cantina abbandonata nel cuore di San Lorenzo Bellizzi. È in questa location, tra oggetti dimenticati, polvere, vecchie botti di vino e tracce di vita rimaste ferme nel tempo, che il cortometraggio trova una delle sue atmosfere più centrali e autentiche.
Nota del regista: “Ricordo che, quasi per fortuita casualità, tra una ripresa e l’altra, mentre ci trovavamo in un piccolo bar nel cuore del borgo, chiedemmo se qualcuno sapesse indicarci una vecchia cantina, magari abbandonata, da poter visionare per le riprese. Fu così che lo stesso oste, dopo averci pensato qualche secondo, si rivolse a un signore del posto, seduto poco più in là. Fu proprio quell’uomo, gentile e disponibile, a dirci che conosceva una cantina tanto vecchia quanto abbandonata, che sembrava fare proprio al caso nostro. Così ci invitò a seguirlo e ci guidò tra quelle stradine, finché non ci apparve davanti la vecchia porta di quella cantina polverosa, silenziosa, dimenticata dal tempo, che si rivelò subito perfetta per la storia. Sembrava fosse rimasta intatta dagli anni Venti o Trenta, quasi immortalata in un tempo sospeso. All’interno, tra oggetti appartenuti a un’altra epoca, comparve ai nostri occhi stupiti anche un vecchio organo e, sbalordito, pensai: chissà quale fosse stata la sua storia, chi lo avesse suonato e quale cammino lo avesse portato fin lì.”
Cine-La Vecchia Chitarra Ritrovata
Scene Tra i Borghi di Calabria
Due momenti semplici del cortometraggio, questa volta tra le viuzze del centro storico di Trebisacce. La “simpatica canaglia” è intenta in una naturale e ingenua interpretazione, tra gioco, curiosità e piccole pose spontanee davanti alla macchina da presa. Per Leonardo fu la primissima esperienza da piccolo attore.
Cine-La Vecchia Chitarra Ritrovata
La Vecchia Chitarra
Qui siamo nel cuore simbolico del racconto. La vecchia chitarra appena ritrovata desta curiosità e felicità nel suo nuovo piccolo padroncino. Consumata dal tempo e trovata tra silenzi e oggetti dimenticati, sembra portare ancora dentro di sé una vita precedente. C’è da dire, inoltre, che durante quelle riprese la sensazione condivisa fu che tra Leonardo e quella vecchia chitarra si fosse creata una chimica bonaria, semplice e naturale.
Cine-La Vecchia Chitarra Ritrovata
Scorcio di Plataci
Uno scorcio suggestivo del centro storico di Plataci. L’immagine richiama quei luoghi che sembrano resistere al tempo e che tuttora conservano con orgoglio la dignità delle radici dei piccoli borghi calabresi: spazi vissuti, consumati, ma ancora capaci di raccontare storie e custodire memorie.
Cine-La Vecchia Chitarra Ritrovata
Finestra dal Centro Storico
Una bellissima immagine catturata dal centro storico di Trebisacce, dove lo sguardo si apre oltre i muri antichi, verso il mare e verso una Calabria sospesa tra pietra, luce e orizzonte. È una finestra naturale sul territorio, capace di restituire un senso di bellezza autentica e rara, tra il fascino del borgo e l’ampiezza del paesaggio ionico.
Cine-La Vecchia Chitarra Ritrovata
Giochi di una volta
Qui vediamo il piccolo Leonardo giocare tra le viuzze di pietra del centro storico di Trebisacce. L’intento era catturare la spontaneità naturale del piccolo protagonista, e il risultato fu pienamente riuscito. Una scena senza artifici, fatta di poco, ma proprio per questo capace di restituire il senso più genuino del cortometraggio. Per arricchire la semplicità di questo passaggio scenico, si pensò di affidare al bambino alcuni piccoli oggetti di gioco di un tempo.
Cine-La Vecchia Chitarra Ritrovata
Tra le Riprese
Un tenero momento nel cuore delle riprese, in cui il piccolo Leonardo appare semplice, vispo e perfettamente dentro l’atmosfera del cortometraggio. Aveva appena quattro anni e mezzo, ma si prestò alle scene con naturalezza e sorprendente disinvoltura, contribuendo con la sua presenza spontanea a un progetto cinematografico sperimentale nato per omaggiare quei luoghi, le loro radici e le memorie dei nativi.
Curiosità: Curiosa coincidenza familiare: secondo fonti e ricerche, pur essendo nato e residente in Veneto, Leonardo discende da trisavoli e quadrisavoli vissuti proprio a San Lorenzo Bellizzi, uno dei luoghi principali delle riprese, dove affonda anche parte delle sue radici.
Sybaris – Il libro dei destini
È l’arcaico libro che si trova all’interno di una grotta, in prossimità delle sponde dell’antico fiume Crati. Su quelle pagine, un misterioso personaggio, destinato e guidato dagli dèi, millenni e millenni or sono profetizzerà la nascita, la gloria e i destini di un popolo antichissimo e grandioso, e della sua potente, peccaminosa e trasgressiva città della Magna Graecia: Sybaris.
Il Mistico
Questa immagine immortala l’arrivo nella grotta, dopo un lunghissimo viaggio attraverso secoli e mondi, di un personaggio enigmatico e mistico, quasi posseduto e spinto fin lì dal misterioso volere degli dèi.
La scrittura della profezia
Questa immagine ritrae una delle scene in cui il Mistico è in procinto di scrivere, sull’arcaico libro dei destini, le sorti e le profezie di Sybaris.
Il medaglione divino
Primo piano del misterioso medaglione su cui grava gran parte del destino del popolo acheo che fonderà la grandiosa Sybaris. È un oggetto divino, a forma di grande cimelio sacro, che attraverserà i secoli da quel momento in poi fino ai nostri giorni. Infatti, in questo racconto romanzato, il suo ruolo principale è quello di assicurare protezione e forza a chi lo indossa, come una influente barriera contro malignità, maledizioni e forze oscure. Vi è raffigurato un toro, simbolo di forza e prosperità, insieme alle antiche iniziali “VM” della polis di Sybaris. Nella storia documentata, è la vera moneta dell’antica città di origine greca.
Nota storico-numismatica: Nell’antica Sibari, questa era la moneta ufficiale creata e coniata in argento purissimo (VI sec. a.C.) per sostenere i fitti traffici commerciali della polis nel Mediterraneo. Presenta sul dritto l’incisione delle iniziali della città in caratteri arcaici e la figura di un toro stante con la testa girata all’indietro, simbolo della potenza agraria e delle divinità fluviali. La valuta è caratterizzata dalla tecnica in incuso, dove l’immagine del dritto si ripete sul rovescio incavata in negativo; circolò fino al 510 a.C., anno in cui la città venne rasa al suolo dalla rivale Crotone.
Nell’Olimpo, gli dèi e il messaggero
Una scena chiave di Sybaris The Great: sul monte Olimpo, la dea Era, moglie di Zeus, circondata dagli altri dèi, riceve un misterioso messaggero incaricato di una missione divina. Sarà lui a ricevere dalla dea un medaglione potente, inciso con un toro e con iniziali apparentemente misteriose.
Il Prediletto
Qui è inquadrato il bambino acheo di nome Is, che impersona il Prediletto degli dèi, futuro fondatore di Sybaris. Ci troviamo agli albori della storia vera e propria della polis, intorno al 540 a.C. Ha appena ricevuto l’oggetto divino dal messaggero, sulle alture del Peloponneso, in Grecia. Prima di quel momento era stato seguito da una presenza silenziosa, percepita fin da subito come inquietante e invisibile, fino a essere raggiunto tra paure e tentativi di disperata fuga tra sentieri, boschi e fitta vegetazione. Il messaggero, infine, si rivela con un’aura bonaria e una figura rassicurante.
Scorcio di vita sibaritica
Una scena presente nel cortometraggio che rievoca la vita oziosa, peccaminosa e lussuosa dei sibariti.
Is, il capo Acheo
Divenuto adulto, Is diventerà capo e condottiero del popolo acheo. In questa scena, che lo ritrae a cavallo con alcuni dei suoi uomini più fidati, si appresta a recarsi a Delfi, dall’oracolo del dio Apollo, per interrogarlo sulle sorti del suo popolo, sempre più bisognoso di risorse commerciali e alimentari, viste le condizioni precarie in cui gli Achei erano sprofondati. Con sé porta l’immancabile medaglione divino dal toro retrospiciente, che ha una vistosa particolarità: di tanto in tanto emette brevi lampi fortemente luminosi.
Delfi – Il grande tempio del dio Apollo
Alcune scene ambientate nell’oracolo del dio Apollo, con Is e la sacerdotessa Pizia, sono state realizzate a Treviso, nella suggestiva location della vecchia Cedraia del Parco degli Alberi Parlanti, visibile nella foto in basso a sinistra. Una struttura incredibilmente adatta a rappresentare il Tempio di Apollo.
Nota storico-cinematografica: Progettata da Giannantonio Selva (architetto del prestigioso Teatro La Fenice di Venezia), l’area di Villa Margherita — comprensiva di Cedraia e Teatrino, scelti dal regista Maurizio Vincenzi come location per il cortometraggio “Sybaris the Great” — ospitò l’Imperatore Francesco Giuseppe I, Nino Bixio e il Principe Emanuele Filiberto. Gli stessi spazi storici sono stati inoltre utilizzati come set per le riprese della celebre serie Rai “Eppur si muove” e per numerose altre produzioni cinematografiche.
Le rivelazioni della Sacerdotessa
Un passaggio in cui la sacerdotessa rivela al condottiero le tre profezie. In questa scena il riferimento alle pietre preziose è un messaggio evidente di ricchezza e futura prosperità: esattamente ciò che diventerà Sybaris.
L’oracolo della morte
L’apparizione della morte impersona l’ultima delle tre profezie. Dopo la via del mare verso nuove conquiste e colonizzazioni, e dopo la seconda visione che annuncia la fondazione di una città ricca e prospera, arriva la terza profezia: distruzione e morte. Ma resta aperta l’opzione di cambiare l’ultima sorte.
Giorni nostri. Il cerchio si chiude
Giorni nostri. Presso gli scavi archeologici dell’attuale Sibari, una scolaresca in gita si concentra su una parte dell’area archeologica. A un certo punto, un ragazzino e un suo amico, attratti da un luccichio proveniente dal terreno poco distante dal gruppo, si allontanano furtivamente senza essere visti. Notano qualcosa di semidissotterrato che, a tratti, emette lampi luminosi. A mani nude scavano e portano alla luce l’antico medaglione appartenuto a Is. Il cerchio si chiude con l’apparizione della dea Era proprio lì, sul posto: dal cielo tende le mani verso il bambino, mentre lui le porge l’antico cimelio, prima di scomparire con un sorriso tra le nuvole e l’azzurro del cielo. (Photo by Maurizio Guarino)
Nota archeologico-museale: Sepolta per secoli sotto metri di fango, l’antica Sibari è oggi considerata la “Pompei della Magna Grecia”. Gli scavi archeologici hanno riportato alla luce un caso unico al mondo: ben tre città diverse sovrapposte cronologicamente l’una sull’altra — l’arcaica Sibari, la classica Thurii e la romana Copia — svelando strade monumentali, mosaici e teatri rimasti straordinariamente intatti nel tempo. I preziosi reperti rinvenuti nell’area, inclusi lo statere d’argento e i bronzi votivi, sono custoditi nel limitrofo Museo Archeologico Nazionale della Sibaritide, il principale polo culturale del litorale ionico.
Cine-Paradiso in Blues
La demone delle grotte
Nella Grotta del Tavaran Grando, a Nervesa della Battaglia, sul Montello, la troupe ha girato una delle scene più inquietanti di Paradiso in Blues. Prima di approdare finalmente nei cieli del Paradiso, il Prediletto Viaggiatore Musicista deve affrontare un’affascinante quanto malvagia presenza: la Maliarda delle Grotte Infernali, un’atroce demone che si interpone alle anime di passaggio destinate al Paradiso, tentando di sedurle e farle cedere alle sue lusinghe. Una volta cadute sotto la sua satanica influenza, le anime vengono dannate per sempre. La grotta, con il suo buio profondo, le pareti irregolari e la forza naturale della roccia, ha rafforzato l’impatto cupo e cinematografico della scena.
Nota cinematografica: la Grotta del Tavaran Grando è stata utilizzata anche come set per alcune scene di The New Pope, la celebre serie TV diretta dal premio Oscar Paolo Sorrentino e prodotta da Sky, HBO e Canal+.
Cine-Paradiso in Blues
Paradiso
Per catturare un senso di Paradiso vasto e infinito, immerso nel verde e in un paesaggio quasi ultraterreno, le riprese si sono svolte all’alba, attendendo la comparsa del sole alle spalle dei monti. Le scene di questo passaggio sono state girate sul Monte Pizzoc e in alcune aree limitrofe, tra cui il Cansiglio. Un contesto particolarmente adatto al momento in cui il Cristo matura l’idea di creare, nel suo regno, un evento unico e irripetibile con tutte le anime del Paradiso, comprese le grandi leggende del rock, del blues e dello sport ormai passate alla vita ultraterrena.
Cine-Paradiso in Blues
Il Cristo e l’essere misterioso
Altra scena ambientata nel contesto paesaggistico veneto del Monte Pizzoc, Cansiglio e delle valli adiacenti. È un passaggio dal forte impatto visivo, collocato ormai verso il finale del cortometraggio. Alle spalle del Cristo, nel cuore del Paradiso, si intravede la figura di un bambino vestito di nero: una presenza inattesa e inquietante, capace di generare un senso di profondo turbamento.
Nota cinematografica: lo stesso contesto paesaggistico montano tra Monte Pizzoc, Cansiglio e aree limitrofe è stato scelto nel 2025 anche dal leggendario regista britannico Ridley Scott per alcune riprese di The Dog Stars, film post-apocalittico prodotto da 20th Century Studios e previsto nelle sale ad agosto 2026.
Cine-Paradiso in Blues
Il Guardiano del Bivio Paradiso-Inferno
Il Guardiano del Bivio è sicuramente uno dei personaggi più ambigui e terrificanti del racconto. Dall’aspetto inquietante e dallo sguardo magnetico, presidia un luogo di transito sospeso: un bivio dall’atmosfera surreale e dantesca, dove tutte le anime giungono obbligatoriamente dopo la morte, nel momento del passaggio verso l’Aldilà. Da lì si aprono i due sentieri: uno verso l’Inferno e uno verso il Paradiso. Circondato da figure austere e minacciose, controlla che ogni anima imbocchi il cammino assegnatole dal divino. Chi tenta con furbizia di sottrarsi al proprio destino cambiando sentiero viene atrocemente punito, con assoluta spietatezza.
Nota storico-territoriale: proprio a Lovadina, già dall’VIII secolo e fino alla caduta della Serenissima, esisteva un importante porto fluviale veneziano legato agli zattieri e al passaggio del legname dal Cadore verso Venezia. Una coincidenza quasi incredibile: un luogo realmente segnato per secoli dal transito diventa, nel racconto, il Bivio simbolico del passaggio definitivo, dove le anime attraversano il confine verso il proprio destino.
Cine-Paradiso in Blues
La Capanna del Vecchio Musicista
L’abitazione degna di un vecchio eremita, un tempo musicista affermato, non poteva che essere quella. Una baracca in forte degrado, realmente esistente e tuttora immersa nel folto Bosco della Crosetta, abbandonata da anni, probabilmente da decenni. Fu trovata quasi per miracolo, nel periodo in cui si cercavano le location più adatte alle scene. Dopo varie ricerche, proprio quando le speranze di individuare una struttura reale e credibile per quella parte stavano ormai svanendo, eccola apparire all’improvviso: perfetta, decadente e abbandonata al tempo. Anche qui ci troviamo nell’area montana limitrofa al Cansiglio e al Monte Pizzoc.
Cine-Paradiso in Blues
I Ricordi di un Tempo
L’interno della baracca del vecchio musicista si presenta malandato, proprio come colui che la abita. In un angolo, tra ragnatele e disordine, si intravedono alcune fotografie antiche appoggiate su un vecchio mobiletto. Tra queste, una è la più cara a quell’anziano prediletto dal Cristo, tanto da contemplarla ogni notte.
Cine-Paradiso in Blues
La figura enigmatica
Foto scattata all’alba del 22 luglio 2020. Quella mattina, la squadra di ripresa arriva sul set prima del sorgere del sole, quasi di notte, per prepararsi alle riprese. Il misterioso bambino col cappuccio, l’Angelo Nero, è immortalato in quell’istante mentre si appresta a entrare in scena. La luce dell’alba, tra quelle alture nel contesto paesaggistico mozzafiato del Monte Pizzoc e del Cansiglio, rende il set ancora più suggestivo ed evocativo.
Cine-Paradiso in Blues
Il Blues in Paradiso
Nella cornice dei Carrettieri del Piave viene allestito il set con decine di figuranti, musicisti e personaggi caratterizzati da abiti e aspetti appartenenti a epoche diverse, sotto forma di anime: motociclisti, viandanti, artisti, figli dei fiori e altre presenze fuori dal tempo. La scena rappresenta il momento dell’evento finale, quando il musicista, ormai arrivato a destinazione, realizza il sogno custodito da ogni musicista: suonare insieme alle grandi leggende del rock e del blues. Un sogno irrealizzabile, ovviamente, se non appunto in Paradiso. Subito dopo la grande jam session, però, il racconto lo riporta dormiente nella sua baracca tra i boschi, lasciando aperto il dubbio: sogno o realtà? Gli indizi, però, non sembrano portare soltanto alla dimensione del sogno… e il finale sarà inaspettato.
Cine-Paradiso in Blues
Il lungo cammino
Alcuni scatti realizzati sullo stesso set della scena del Guardiano del Bivio. Qui compaiono due loschi individui a cavallo, incaricati di scortare un’anima decisamente fuori dall’ordinario: quella del musicista viaggiatore. Nel racconto, il suo cammino verso il Bivio non avviene perché è morto, ma per il misterioso richiamo divino ricevuto da Cristo, che lo conduce verso il Paradiso per prendere parte a un evento unico e straordinario. Un passaggio coerente, anche sul piano concettuale, con l’idea dantesca secondo cui al Paradiso si accede nella dimensione dell’anima, oltre il corpo terreno.
Cine-Paradiso in Blues
Le anime dannate della demone
Scena ripresa tra i corridoi bui e labirintici della Grotta del Tavaran Grando, che ritrae le anime incatenate e dannate. Anime che un tempo erano destinate alla luce divina e che, durante il loro cammino verso il Paradiso, cedettero alle tentazioni e al fascino diabolico dell’atroce Demone delle Grotte Infernali, appena prima di raggiungere le porte dei cieli. Per la loro debolezza e per opera dell’inganno, vennero maledette per aver così rinnegato la grazia di Dio.
Cine-Paradiso in Blues
San Pietro
Qui siamo nel cuore dell’area in cui un tempo sorgeva l’antico porto veneziano, in località Palazzon a Lovadina. In questa scena San Pietro, rappresentato in una parte del Paradiso, viene raggiunto da due anime incaricate di portargli l’ordine del Cristo: è il momento che dà ufficialmente il via all’evento destinato a coinvolgere, di lì a poco, tutte le anime del Paradiso.
Nota storica: proprio questo luogo venne lacerato e devastato durante la Prima guerra mondiale. Il borgo fluviale fu infatti raso al suolo nel 1917, trasformandosi anche in una trincea di fuoco in prima linea. Qui, sulla riva destra del Piave, le armate italiane e britanniche fecero fronte comune contro le truppe austro-ungariche in una spietata battaglia. Il 24 ottobre 1918, da questo stesso argine, ebbe inizio la decisiva Battaglia di Vittorio Veneto: un’offensiva leggendaria che travolse l’Impero nemico e contribuì a ridisegnare i confini d’Europa.
Cine-Paradiso in Blues
Il Sinistro Nobile
Villa Condulmer è stata scelta come location per la scena della trasformazione del vecchio musicista da corpo ad anima: un’altra tappa del Viaggiatore lungo il cammino verso il Paradiso. La metamorfosi avviene nell’atrio della villa, per mano di un ambiguo personaggio nobile e inquietante, incaricato di trasformare l’uomo in anima per consentirgli l’accesso ai cieli. Sul set è stato portato anche un vero serpente albino, mentre sullo sfondo compare il pianoforte realmente suonato da Giuseppe Verdi durante il suo soggiorno a Villa Condulmer, legato alla rielaborazione della Traviata dopo la discussa prima veneziana del 1853.
Nota storico-musicale: Villa Condulmer è legata a Giuseppe Verdi e al prestigioso Condulmer Recording Studio; nel tempo la villa e il suo ambiente creativo sono stati frequentati da grandi nomi della musica, del cinema e della scena internazionale, tra cui Ronald Reagan, Placido Domingo, Mick Jagger e Vasco Rossi.